Tutti conosciamo modi di dire come “l’unione fa la forza” o “una mano lava l’altra”. Per noi, il più delle volte, restano parole. Per altre forme di vita, come i gamberetti pulitori, sono qualcosa da prendere molto seriamente, tanto da averci costruito sopra parte della propria evoluzione.
La bellissima foto che Pietro Formis ci ha generosamente messo a disposizione lo racconta meglio di qualsiasi spiegazione. C’è un dettaglio che si nota solo al secondo sguardo: sulla testa di un predatore, mezzo sepolto nella sabbia e pronto a scattare su qualsiasi cosa gli passi davanti, c’è un gamberetto trasparente. Non è in pericolo e non è lì per caso: sta semplicemente facendo il suo lavoro.
È un gamberetto pulitore, e quello che stiamo osservando è uno dei contratti più antichi del mare: io ti tolgo di dosso i parassiti, tu non mi mangi. Nessuna firma, nessun timbro notarile, nessuna garanzia, eppure un accordo che regge da milioni di anni e che tiene in piedi interi ecosistemi.
A me piace chiamarlo il paradosso del reef: il posto in cui tutti mangiano tutti è anche quello in cui la cooperazione funziona meglio. Quello in cui rinunciare ad un guadagno facile diventa un investimento per continuare ad esistere mantenendo l’equilibrio.
I dermatologi del reef
I gamberetti pulitori si guadagnano da vivere togliendo ai pesci parassiti, pelle morta e tessuti infetti. Lavorano in punti fissi, le stazioni di pulizia: un anfratto, una spugna, una testa di corallo, a volte proprio l’ingresso della tana di una murena. I clienti lo sanno e ci tornano, a volte mettendosi perfino in fila.
Il servizio comincia con un segnale. Il gamberetto ondeggia il corpo e agita le lunghe antenne bianche, come a dire “sono aperto”. Il pesce risponde rallentando, si mette in posa, allarga le pinne e a volte cambia perfino colore. Poi apre la bocca e le branchie, e lascia entrare il gamberetto proprio lì, dove un attimo prima finiva chiunque altro.
Gli ospiti non graditi tolti sono il pranzo del gamberetto. Il pesce se ne va più sano e meno stressato (e senza parassiti che nel tempo potrebbero portarlo a patologie anche serie), e tornerà. È un’economia circolare, in versione sottomarina.
Un contratto senza firme
In biologia si chiama simbiosi mutualistica: due specie diverse che collaborano perché conviene a entrambe. Quella di pulizia è tra le più diffuse del mare: secondo una revisione del 2017, i pulitori conosciuti nel mondo sono 51 specie di gamberetti e 208 specie di pesci (Vaughan et al., 2017). Alcuni lo fanno per tutta la vita, altri solo da giovani.
La cosa che mi ha sempre colpito è che il gamberetto non sceglie i clienti. Lavora sugli erbivori come sui predatori capaci di inghiottirlo in un istante, e ci si arrampica sopra senza esitare. La fiducia, qui, non è un sentimento: è una strategia.
Da dove gli viene tutta questa fiducia? Dal fatto che, per il predatore, un boccone così piccolo vale molto meno del servizio che riceve: mangiare il proprio medico non conviene a nessuno. O forse, più semplicemente, da un istinto maturato in milioni di anni di evoluzione, in cui la cooperazione è diventata una regola aurea.
Chi bara?
Ogni contratto ha i suoi furbi, e questo non fa eccezione. A volte il cliente perde la pazienza e il pulitore finisce digerito. Altre volte è il pulitore a tradire il patto, magari staccando un morso di muco sano, che per lui è più buono ma al pesce costa caro. Il labro pulitore, il pesce pulitore più studiato, lo fa abbastanza spesso da aver insegnato ai suoi clienti a reagire: chi viene morso sobbalza, se ne va o insegue il pulitore.
Eppure il sistema regge. Barare conviene una volta, collaborare conviene sempre: un pulitore che morde perde i clienti, un cliente che mangia il pulitore perde il servizio. Sott’acqua, alla lunga, la fiducia rende più del tradimento.
Chi è il vero “furbo”? Quello che rispetta la regola. Una regola che, tra noi umani, si dimentica fin troppo spesso.
Perché conviene a tutti
Il punto più sorprendente è che questo patto non riguarda solo chi lo firma. In un esperimento sulla Grande Barriera Corallina, alcuni ricercatori hanno tolto i labri pulitori da piccoli reef e hanno aspettato. Dopo 18 mesi quei reef avevano circa metà delle specie di pesci e un quarto degli individui (Grutter et al., 2003). Molti pesci, semplicemente, se n’erano andati dove qualcuno poteva ancora pulirli.
Una stazione di pulizia, insomma, è come l’ambulatorio di un quartiere: togli il medico, e il quartiere si svuota.
Viene da sé che questo convenga anche ai diver. Alla fin fine anche noi, almeno da spettatori, siamo un po’ clienti di queste stazioni. Se in alcuni posti del mondo è possibile (quasi) promettere di vedere specifiche forme di vita marina, possiamo starne quasi certi: il sito in cui ci porteranno è una cleaning station che determinati protagonisti del mare frequentano assiduamente come la loro spa preferita.
Una mano lava l’altra
La prossima volta che scendiamo vale la pena cercarle, queste stazioni. Anche a Lanzarote ci sono: nelle fessure della roccia vulcanica vivono gamberetti pulitori dalle antenne bianche, e a volte basta fermarsi davanti a una tana per vedere un pesce che aspetta il suo turno. Durante le nostre immersioni private le andiamo a cercare spesso: sono incontri che non chiedono profondità né fortuna, solo calma e un buon assetto (e se manca, vale la pena fare un pensierino ad un corso di Peak Performance Buoyancy).
E a volte il gamberetto prova a pulire anche noi. Basta avvicinare piano una mano aperta e potrebbe salirci sopra, a controllare le unghie. È un momento bellissimo, ma meglio non cercarlo apposta: ogni minuto passato su di noi è un minuto tolto ai suoi clienti veri.
Tornando alla foto di Pietro Formis, ora sappiamo che non solo è uno scatto perfetto, ma un vero e proprio racconto di qualcosa che sott’acqua succede ovunque: specie diverse che collaborano perché conviene a entrambe. Nessun contratto, nessuna garanzia, solo un equilibrio che si mantiene perché funziona. E se il segreto della sopravvivenza fosse proprio questo?
Vuoi vedere una stazione di pulizia dal vivo?
A Lanzarote le cerchiamo insieme, con calma e con un istruttore solo per te: con una Discovery Scuba se è la prima volta, con le esperienze private se hai già il brevetto. Scrivici e organizziamo la prossima uscita.
Foto di Pietro Formis, che ringraziamo di nuovo.