Iniziare il diving: 5 sì, 3 no

Iniziare il diving: 5 sì, 3 no

Quando parlo di scuba diving mi brillano gli occhi e, per come la vedo io, una prima esperienza o un corso Open Water dovrebbero essere obbligatori (sto esagerando, lo so, ma fino ad un certo punto…). Quando entro in questo argomento con persone che non hanno provato mai, mi capita spesso di sentirmi chiedere perché valga davvero la pena iniziare a fare scuba diving.

Qualche giorno fa, parlando con un’amica, le ho detto che dovrebbe provare e che sarei davvero lusingato di poterla accompagnare io durante la sua prima esperienza. Con un’espressione terrea mi ha detto che mai sia e mai sarà, perché tutto sommato non riesce ad immaginare cosa mai potrebbe aggiungere alla sua vita. Ho sorriso rispondendole che non sta a me convincerla quando il suo piglio è tanto fermo, anche perché andare sott’acqua senza la volontà di farlo sarebbe il modo di iniziare più sbagliato che potrei immaginare. Ma questo articolo è dedicato a lei, sperando che prima o poi lo legga e sia lei a chiedermi di provare.

Eccovi quelli che considero i 5 motivi per provare subito e i 3 per non farlo mai.

Il “sì, perché…” n°1: Il 71% del pianeta è oceano

Diciamo spesso di amare i viaggi, di voler conoscere il mondo, di voler vedere tutto almeno una volta nella nostra vita. Ma davvero visitare ogni paese esistente significherebbe “aver visto tutto”? Se guardiamo un mappamondo salta subito all’occhio un dettaglio: la maggior parte del globo che diciamo di voler vedere in lungo e in largo è blu. Quelle macchie verdi e marroni ne sono la parte minore, perché il 71% della superficie del pianeta è oceano, e quello che ne vediamo da una spiaggia è solo il suo coperchio bidimensionale.

Possiamo aver attraversato decine di paesi senza aver mai visto la parte più grande di casa nostra. È un po’ come vantarsi di conoscere una città avendo girato solo il suo aeroporto o poco più. E non serve diventare esploratori: bastano pochi metri d’acqua per accorgersi che la mappa che avevamo in testa era incompleta.

Allargare i propri orizzonti, in questo caso, significa letteralmente immergercisi dentro. E immergersi, spesso, significa diventarne parte.

Il “sì, perché…” n°2: Il mondo è più vario di così

Sotto la superficie le forme di vita non somigliano a niente di quello che conosciamo sulla terraferma. Animali che sembrano piante, pesci che cambiano sesso, molluschi che rubano le armi ai loro nemici (dei nudibranchi abbiamo già parlato). Non è solo questione di quante specie ci siano, ma di quanto siano diverse tra loro: dei 31 grandi gruppi in cui si dividono gli animali, 12 vivono solo in mare e non ne sono mai usciti (Boeuf, 2011). Chiunque creda che la varietà sia una forma di ricchezza merita di scoprire quanta varietà si cela sotto i flutti.

Il bello è che questo altro pianeta non è lontano: comincia a pochi metri dalla riva. A Lanzarote basta una Discovery Scuba dalla spiaggia per trovarsi faccia a faccia con pesci che fino al giorno prima avevamo visto solo nei documentari. Ma, Lanzarote a parte, qualsiasi luogo del mondo che abbia una costa diventa un serbatoio da cui attingere un’infinita gamma di esempi di meraviglie con colori, forme, dinamiche e atteggiamenti che sulla terraferma sono spesso inimmaginabili.

Anni fa ho sentito un mio istruttore lamentarsi perché la sua fidanzata voleva andare a fare trekking nella giungla per vedere animali, mentre lui ovviamente voleva portarla a fare immersioni. Sarò forse di parte, ma secondo me la sua argomentazione è stata semplice quanto inattaccabile: “nella giungla gli animali ci sono, certo, ma si nascondono. In mare sono tutti lì, quasi con la missione di farsi vedere e ammirare”.

Il “sì, perché…” n°3: Tutto cambia, anche noi

Sott’acqua la luce cambia: i colori si spengono uno dopo l’altro man mano che si scende, e il blu si prende tutto. I suoni spariscono, o meglio diventano altri: il respiro, le bolle, qualche clic lontano. Il tempo si deforma, e quaranta minuti possono sembrarne dieci. Tutte distorsioni delle nostre percezioni che, si voglia o non si voglia, ci mettono in condizione di guardare alle cose con occhi inediti.

Sott’acqua anche il peso sparisce. In assetto neutro si resta sospesi, la cosa più vicina al volare che si possa provare senza un paio d’ali. Quindi anche la percezione del nostro stesso corpo è tutt’altra e questo davvero non trova termini di paragone in nessun altro ambiente.

A questo proposito farei notare che io peso quasi novanta chili e che sono un ex giocatore di rugby: sulla terra sono abituato a essere e sentirmi decisamente “piazzato”, ma sott’acqua mi arrogo il diritto di definirmi una libellula (o, meglio ancora, un sarago cresciuto).

Il “sì, perché…” n°4: Silenzio, respiro, fiducia

Immergersi è un atto di fiducia: nell’attrezzatura che ci permette di farlo, nel nostro compagno di immersione che ci affianca e soprattutto in se stessi. Ed è una fiducia che si costruisce un respiro alla volta. Si impara a respirare lento e profondo, a osservare prima di muoversi, a restare calmi quando intorno tutto è nuovo. Personalmente, nonostante le migliaia di immersioni che ho fatto, quando mi rendo conto di star pilotando il corpo con mezzo respiro in più o in meno, o di star cambiando pinneggiata letteralmente con un movimento di alluce, ancora mi meraviglio della vera e propria magia che sto vivendo in quel momento.

Chi pratica yoga o meditazione riconosce subito qualcosa di familiare: il respiro diventa il centro di tutto, e la testa, per una volta, smette di galleggiare in superficie e scende anche lei in profondità. Non è un caso che in tanti dicano di aver cominciato per i pesci e di aver continuato per il silenzio.

La profondità, insomma, non è solo la misura dell’immersione. È anche quella dell’introspezione.

Il “sì, perché…” n°5: Si inizia con 9 mesi di diving

L’ultimo motivo è il più vecchio di tutti ed è quello che cito spesso ai miei clienti per godermi prima il loro sorrisetto poco convinto e poi la loro espressione che cambia quando si rendono conto che ha perfettamente senso. Stare sospesi in un liquido caldo, respirando attraverso un “tubo”, cullati e protetti da un mondo esterno che arriva attutito e lontano: è così che abbiamo passato i nostri primi nove mesi. Siamo nati tutti subacquei, solo che poi ce ne siamo dimenticati.

Non vogliamo esagerare con la poesia, ma c’è qualcosa di vero nella sensazione di ritorno che molti descrivono dopo la prima immersione. Non un posto nuovo, ma uno che il corpo sembra riconoscere.

L’oceano, in fondo, è dove tutta la vita è cominciata. Forse è il momento di tornarci, almeno per un’ora.

O forse no?

In nome del pluralismo, ora voglio però spezzare una lancia (anzi tre) a favore di chi nell’idea di iniziare con lo scuba diving ci vede più un no che un sì.

Ecco quindi i tre motivi più seri per non cominciare mai. Seri, si fa per dire.

Il “no, perché…” n°1: Il mare non piace

Per alcuni il mare non ispira confidenza. È profondo, scuro, imprevedibile, e la superficie è una linea di demarcazione con un’unica ragione di esistere: non superarla. È una sensazione legittima, e nessuno dovrebbe essere spinto in acqua contro voglia, ma lasciatemi comunque fare il mio lavoro di avvocato di Poseidone.

Vale la pena sapere una cosa: molti diver hanno cominciato proprio così, senza amare l’acqua. Recentemente una cliente che anni fa avevo portato a fare la sua prima Discovery Scuba, esperienza a dir poco faticosa per me e per lei tra apparenti attacchi di panico e pianti in superficie, è diventata Rescue Diver. Magia? Forzatura? Testardaggine immotivata? Niente di tutto ciò. Spesso il problema non è il mare, ma il punto da cui lo guardiamo: la superficie, dove si vedono solo onde e buio, dove si sentono addosso forze incontrollabili. Da sotto invece, con un istruttore accanto e il tempo giusto, è tutta un’altra storia.

È un dato di fatto che quando immaginiamo un’esperienza ne possiamo proiettare solo gli aspetti più pratici e negativi, mentre immaginarne il piacere e tutto quello che può dare è impossibile finché non ci si prova.

Per questo una prima immersione si fa con calma, a pochi metri di profondità e con qualcuno che pensa solo a noi. A volte basta cambiare prospettiva.

Il “no, perché…” n°2: C’è un impedimento fisico

Esistono condizioni mediche che sconsigliano o impediscono l’immersione, ed è giusto rispettarle. Prima di iniziare si compila un questionario medico e, quando serve, si chiede il parere di un medico. Nessuna immersione, ovviamente, vale un rischio per la salute.

Ma molte più persone di quanto si creda possono immergersi. Persone con disabilità motorie, anche in sedia a rotelle, trovano spesso sott’acqua una libertà di movimento che sulla terraferma non hanno: senza peso, molte barriere smettono di esistere. Ci sono centri attrezzati e corsi dedicati alla subacquea adattata, che formano istruttori e compagni di immersione.

Nella mia carriera ho più volte portato sott’acqua persone con le gambe paralizzate, che solo in mare (con i dovuti accorgimenti) erano in grado di muoversi liberamente.

Il mare, in questo, è più inclusivo di molte città.

Il “no, perché…” n°3: La vita è già perfetta così

Il terzo motivo è quello specificamente dedicato alla mia amica a cui ho fatto accenno nell’introduzione, ed è il più solido di tutti: se la vita è già perfetta così, non c’è nessun bisogno di cambiarla. Niente stupore, niente leggerezza, niente silenzio. Tutto sotto controllo, tutto in superficie.

Ma forse (e ripeto forse) è proprio andando oltre la superficie che le cose cominciano ad avvicinarsi non alla perfezione, ma a qualcosa che somiglia molto di più alla vita vera.

E se siamo arrivati fino in fondo a questo articolo, probabilmente la nostra vita non è poi così perfetta, e forse mai lo sarà. Però, magari, tutto quel blu disegnato sul mappamondo è un indizio da seguire per renderla comunque più interessante. Per lo meno per me, è esattamente così.


Vuoi provare a respirare sott’acqua?

A Lanzarote si comincia con una Discovery Scuba: poche ore, pochi metri e un istruttore solo per te. Se poi il mare ti convince, il passo successivo è il corso Open Water. Scrivici e partiamo da dove sei.

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